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Libertà di Frequenza
 

Nuovo organo o nuova bufala?

CelluleE’ di qualche giorno fa la notizia, riportata da ANSA e altre agenzie di stampa, della scoperta di un “nuovo organo” del corpo umano, l’interstizio. Di cosa si tratta? Dei ricercatori della New York University e del Mount Sinai Beth Israel Medical Centre hanno descritto una tecnica innovativa (endomicroscopia laser confocale) che consente una visualizzazione dell’interstizio in vivo, ossia nei pazienti. La novità, secondo questi autori, sarebbe che l’interstizio andrebbe considerato alla stregua di un organo, e non una mera componente tissutale, e sarebbe inoltre legato ad invecchiamento e cancro.
Intervistato da Nicoletta Carbone di “Radio 24 – Il sole 24 ore” durante la trasmissione “Obiettivo Salute” andata in onda giovedì 29 marzo, Francesco Cappello, ordinario di “Anatomia Umana” presso l’Università di Palermo, spiega: “L’esistenza dell’interstizio e delle sue connessioni col sistema linfatico è nota da oltre 300 anni; basti citare i lavori del Morgagni della seconda metà del XVIII secolo. L’interstizio ospita il fluido intercellulare che diffonde dal sangue verso le cellule e viceversa. L’eccesso di questo fluido, che è in continuo movimento, finisce nei vasi linfatici i quali lo indirizzano verso i linfonodi che lo filtrano prima della sua reimmissione in circolo. Anche le cellule tumorali possono seguire questo percorso. Tuttavia, non si può ignorare il fatto che nel corpo umano esistano delle “gerarchie” (le cellule formano i tessuti, i tessuti formano gli organi e gli organi formano gli apparati) perché altrimenti non sarebbe più comprensibile lo stretto rapporto tra forma e funzione che esiste in tutti gli organismi viventi! Pertanto, definire l’interstizio un organo non è anatomicamente corretto ed è soprattutto un messaggio sbagliato che manderemmo agli studenti. Questo lavoro ricorda quello pubblicato qualche anno fa, anch’esso su una rivista del gruppo Nature, nel quale veniva riferita la scoperta di linfatici nel cervello, che ovviamente non esistono. Forse anche questa pubblicazione ha avuto una risonanza eccessiva, e non è chiaro il motivo. Il metro di valutazione della qualità di un lavoro scientifico non dovrebbe essere l’eco mediatica ma l’onestà intellettuale dei ricercatori coinvolti”.

 

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